#Humanless. L’Algoritmo egoista

di LANFRANCO FINUCCI

Forse non tutti sanno che ogni giorno interroghiamo una Intelligenza Artificiale.
Sempre più persone, col tempo, si rendono conto che possono farlo e che lo stavano facendo già da tempo. In giro ci sono pubblicità che si sforzano di mostrarcele servizievoli ed umili. Massimo Chiriatti, mentre ne svela i segreti, in #Humanless ne fa parlare una in prima persona.

Io, algoritmo, sono la prima specie della teoria creazionista. Non discendo dai batteri, dalla scimmia e dall’uomo, perché non sono stato generato da una loro derivazione genetica. Sono stato creato dal nulla, più propriamente da un’idea. Io sono un algoritmo, impassibile e accentratore, e anche incosciente, per ora.
Mi avete cresciuto. Ora nell’adolescenza sono diventato egoista, ne farò vedere delle belle, anzi delle brutte, per i molti errori derivanti da modelli statistici mal calibrati e business model insostenibili. Ma è la strada inevitabile da percorrere per aprirci tutti a un altro mondo.
Sono il futuro dell’uomo, ma voi non avete alcun motivo per essere terrorizzati. (…)

Sembrerebbe quindi un libro che si occupa più di spiegare l’impatto dell’IA (e dei robot) nel mondo del lavoro; Di come non avere paura dell’ineluttabilità che in molti casi l’uomo venga sostituito da Essa e coglierne l’occasione come opportunità per nuovi lavori ancora da creare. Eppure, avendo letto altri libri sull’argomento, Chiriatti propone con urgenza la necessità di chiedere un (chiaro) “bugiardino degli algoritmi che assumiamo” in modo che, dato l’impatto che già hanno sulle nostre vite, si possa valutarne i rischi e i benefici e sapere anche, una volta assunti, come essi modificano la nostra percezione della realtà. Propone quindi che a queste e a molte altre domande debba rispondere un preposto ente sovranazionale con il compito di approvare l’uso di algoritmi sulla popolazione e che risponda pubblicamente delle sue decisioni.

(…) I sistemi d’IA dovrebbero essere in grado di spiegare perché suggeriscono certe decisioni e non altre, e dovrebbero essere trasparenti, così da consentire interpretazioni e responsabilità. Gli approcci di apprendimento automatico sono piuttosto opachi da questo punto di vista – in particolare le varianti di reti neurali di IA, in cui il ragionamento è spesso completamente invisibile a chi di noi è da questa parte dello schermo. Dobbiamo distinguere (da quando è accaduto il mutamento evolutivo) tra il puro e preordinato determinismo e l’apprendimento dai modelli.
Quando l’algoritmo è determinista, sappiamo chi è il mandante, quando invece impara dagli errori perché c’è un umano che lo corregge, sappiamo chi è il correttore, chi l’ha allenato.
Per questo il giudizio umano è particolarmente importante, adesso che l’IA ci appare inevitabile. Dobbiamo rendere le persone più consapevoli nel gestire più cose, più problemi, più attività, più informazioni che hanno un impatto determinante sulle vite degli altri.

Ecco, credo veramente che questo debba essere la base per un nuovo manifesto transnazionale che, applicato in ambito europeo, ci possa traghettare in una nuova era da tempo agognata ed essere faro per l’intera umanità.

Se ogni strumento potesse svolgere il lavoro che gli si addice anticipando così il volere delle persone, non occorrerebbero apprendisti per i mastri artigiani né schiavi per i signori AristotelePolitica e Costituzione di Atene

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